venerdì 18 marzo 2011

Essere tifoso...

Da bravo italiano medio il calcio è nel Dna, condisce lo spaghetto la domenica, il fusillo nell'anticipo del Sabato e le pennette in mezzo alla settimana quando ci sono le coppe, tutto questo da quando nasciamo.
Insomma in questa dieta tipicamente mediterranea a base di carboitrati e ricca di calcio ci ritroviamo a costringere le nostre mogli a modificare i piani pianificati, lo shopping, le commissioni, l'odiato ed infinito calvario della spesa, il the con gli amici. Tutto in funzione della partita. In quei 90 minuti salvo recupero di agone tutto sembra passare in secondo piano, ipnotizzati come siamo dalla sfera di cuoio e da "22 in mutande" (quanto odio questo luogo comune) che vi danzano attorno. Io divento Totti, divento Ibra, io divento Messi, poi mi guardo bene la panza, la Peroni sulla mano sinistra e il telecomando sulla destra e ridimensiono il tutto, da ragazzo io ero bravo, non come loro ma je l'ammollavo.
Il telecomando, lo scettro, il simbolo distintivo del capofamiglia, ha una sua validità e credibilità solo in presenza di una stazza (quantificabile in Kg) importante e deve necessariamente stare nelle mani del capofamiglia.
Calcio e telecomando, io ed il mio fottutissimo 40 pollici full HD, che guido la squadra, do disposizioni, impreco e gioisco. E' la magia di questo sport.

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